Una volta il momento più bello era quando arrivavi. Lucera come approdo di pace e serenità, tradizioni e camminate senza fine e senza senso in un centro storico ancora a misura d’uomo. Poi i tempi sono cambiati e ora il momento più bello è quando te ne vai. La camminata senza senso e senza fine è rimasta identica, cambia il passo, lo strascinare senza speranza i piedi da un capo all’altro della piazza, del vedere che tutto crolla senza che nessuno faccia niente. Anzi, pare quasi se ne gioisca. E allora, tanto per far capire il senso di questa nota, andiamo con ordine. Castello, zona monumentale. Mura in procinto di crollare, portoni scrostati, pilastri a reggere, chissà per quanto, mattoni che stanno cedendo alle leggi della fisica. Entri, trovi rovine con recinzioni, verdura sparsa qua e là che della mitica rucola del castello non ha niente che spartire. Ti guardi attorno, cerchi un perché stia venendo giù tutto quando da una casina in legno spunta una matrona locale, simpatica e generosa, una che fa onore alla cucina locale, che con voce stentorea ti urla: “Giovane, viè qua mit na firm”. Grazie per il giovane, fa sempre piacere farsi prendere per i fondelli, entri nella saletta, caldo atroce, vedi il registro e chiedi a che serve. “Boh, mit na firm con il paese di origine”. Puntuale, ecco la firma: Gennaro Pestalozzi di San Scemo. Commento a lato: bello e complimenti. Come altri commenti lasciati a imperitura memoria. Bello, va bene, ci siamo. Complimenti, per cosa? Per gli scavi? “Si hanno scavato ma non sappiamo che ci hanno trovato”. Intanto un cane spunta da un cunicolo “Qua non ci stanno cani” E quello nero che vaga che è? “Ah sì, ogni tanto viene qualcuno a portare da mangiare e da bere, ma mò se ne va”. Per la cronaca, a Istanbul lasciano in giro le ciotole piene d’acqua per i randagi e a Pompei ci sono anche lì. Domanda, se i cani “non esistono” se le info non le danno, se per il resto è tutto un fai da te, allora che ci stanno a fare ste due matrone che forse in cucina renderebbero meglio? La recinzione a che serve se le erbacce hanno ricoperto tutto? Boh, rimane il mistero, come quello delle luci che non funzionano e di altro ancora sparso in giro. Hai poco da vantarti del castello, delle mura uniche in Europa se poi lo lasci in questo stato. Altro tour, Monte S.Angelo e Manfredonia. Si paga 2 euro per entrare. A Monte S.Angelo il castello è più piccolo, forse meglio conservato, ma c’è un abbozzo di storia da leggere e di altro ancora. Manfredonia, messo decisamente meglio, se non fosse che l’addetto all’ingresso prima di degnarti di uno sguardo armeggia col telefonino, manda messaggi e a precisa domanda, dopo 3 minuti di attesa, ti dice: “E’ chiuso, ripassi domani”. Come se uno che passa di lì debba ritornarci apposta. Per la cronaca, mancava una mezzoretta alla chiusura, al comune nessuno ha da ridire? Torniamo a Lucera, anfiteatro. Anche qui un paio di matrone in carne che osservano annoiate, c’è qualcosa in più da vedere, ma di spiegazioni, di perché neanche l’ombra. C’è il solito registro da firmare, ma stavolta si guardano bene dal fare commenti o richieste di autografi. Sarà il caldo che inibisce. E adesso va già meglio perché qualche anno fa c’era un cartello scritto a mano, in malo modo, in cui “si prega di dare al custode”. Trascrizione dialettale per dire di lasciare la mancia. Bastava il cartello scritto in quel modo per strappare una risata e dare l’obolo relativo…
Si vaga, alla ricerca di un perché. I cartelli su Lucera città d’Arte si sprecano, ma qua l’avranno messa da parte, visti i tanti problemi da risolvere, dall’ospedale al tribunale ad altro ancora. Anni di incuria, menefreghismo e approfittatori stanno presentando il conto e quando crollerà qualcosa, tutti dovranno farsi un esame di coscienza: da chi ha combinato questo disastro a chi li ha votati e lasciati gestire le cose in quel modo convinti di farsi i cavoli propri alla faccia degli altri. No, gli altri siamo noi e come si dice da queste parti, non sputare in cielo perché… ecco, ora lo sputo sta tornando alla base e fa male. Intanto torniamo a casa e, sorpresa, c’è più traffico che in centro a Milano. Auto in doppia fila, scale messe per terra a impedire il parcheggio, legittimo, ad altri. Chiami il vigile urbano e ti senti dire, “lasci stare, non fomenti la reazione, faccia finta di niente che tanto fra qualche giorno se ne vanno…”. Insomma, se ci sono prepotenti, arroganti e maleducati, la colpa è tua che non hai pazienza e poi ti stupisci se finisce tutto a sto modo. Arriva il 15 di agosto, mattinata in cui vorresti dormire, invece i vicini alle 6 del mattino cominciano col martello pneumatico a fare lavori (in nero e senza autorizzazioni) di muratura. Provi a far presente che alle 6 la gente dorme e ti senti aggredire “Io a casa mia comincio pure alle 5 e non mi rompere il c…”. Il solito vigile dice di chiamare il comando, ma solo la mattina dopo, ma tanto ancora pochi giorni etc etc… Ma perché lui non interviene? Perché abita vicino, li conosce e vuole evitare problemi. Ecco, arrivati a questo punto, uno si domanda che ci è venuto a fare, perché continua a perdere tempo e soldi con un fegato che diventa così e scopri che il momento più bello è quando te ne vai, che metti fine alle maleducazioni, alle prevaricazioni, alle delusioni per qualcosa che sta crollando un pezzo alla volta. Ti dici che forse è meglio essere di San Scemo piuttosto che di Lucera, un posto che dovresti portare con orgoglio nel cuore e invece ti vergogni per quello che è diventato. Ma la colpa, si sa, è nostra che ci torniamo, non vostra che ci vivete e l’avete fatta diventare quella che è.
Paolo Ciccarone





