Le cronache locali ci fanno sapere che ad Alberona, piccolo centro dei Monti Dauni in provincia di Foggia, con 1000 anime, è stato costruito, con fondi regionali, un nuovo, moderno asilo, che è stato inaugurato nel maggio scorso, ma non ancora utilizzato e prevedibilmente destinato a diventare la solita cattedrale nel deserto. E’ certificato che in Italia, e particolarmente in questi piccoli centri appenninici dell’entroterra, il tasso di natalità è bassissimo, se non praticamente nullo. Ad Alberona nel 2010 (ultimo aggiornamento), sono nati appena quattro bambini, di cui 2 maschi e due femminucce! La domanda che si pone l’uomo della strada: che senso ha aver realizzato un asilo nido in una zona dove le coppie giovani latitano e, di conseguenza, anche le nascite costituiscono un evento rarissimo? E che ciò sia vero è testimoniato dal fatto che in alcuni centri non è possibile far funzionare neppure le scuole primarie per mancanza di alunni, per cui si è costretti a ricorrere ad una sorta di accorpamento nel centro a maggiore tasso di frequenza. Né ciò è possibile fare con i bambini, tenuto conto della loro tenera età. Si afferma spesso che questi centri sono diventati una specie di cronicari, occupati soltanto da anziani ed anche di età avanzata. Non sarebbe stato più logico far sorgere una casa di riposo, benché anche quelle poche esistenti vengano snobbate dagli stessi anziani, i quali preferiscono, comunque, di non disfarsi della propria abitazione?
I Monti Dauni non hanno bisogno di strutture a fronte delle quali non vi sono bisogno obiettivi ed essenziali. Questa zona ha assoluta urgenza di risolvere prima di tutto i problemi delle strade, che sono ridotte in condizioni pietose e rappresentano rischi altissimi per chi le percorre. Realizzare opere praticamente inutili significa partire col piede sbagliato, dato che un rilancio di questo territorio può avvenire solo fornendo le infrastrutture utili soprattutto per far decollare iniziative imprenditoriali, che allo stato non sono neppure immaginabili, proprio a causa delle difficoltà di collegamento tra gli stessi piccoli centri e tra questi e il resto della provincia e della regione. Senza per questo trascurare le strade interpoderali, che non sono un optional, ma rappresentano il veicolo per poter assicurare i collegamenti tra le varie espressioni del territorio agricolo, che qui è ancora fiorente e tutela un patrimonio fiorente di tradizione. Forse vi é anche un carenza di programmazione a livello locale, nel senso che la fase di proposta è affidata agli enti territoriali che dovrebbero puntare subito e soprattutto su quelle opere di prima necessità. Non che gli asili non lo siano, ma questi non possono essere considerati essenziali in posti dove le nascite scarseggiano o mancano del tutto.
Antonio Di Muro