Il nostro Vescovo, Mons. Domenico Cornacchia, non ci ha pensato due volte a mettersi in testa all’azione di protesta per la difesa dell’ospedale “Lastaria”, di cui praticamente è il capo morale. La presenza del Presule nei momenti significativi di alcune manifestazioni è molto importante, perché è davvero espressione del disagio che si intenderebbe accollare alle nostre popolazioni, che sono parte importante della stessa Diocesi Lucera-Troia. Il Vescovo, più di tanti altri, conosce a menadito le condizioni del popolo diocesano che affronta con molta dignità le situazioni di disagio, ma non per questo è ipotizzabile tirare ancora la corda con provvedimenti di spoliazione che portano direttamente al collasso i fondamentali della già debolissima economia. Non per nulla e significativamente in questa battaglia vediamo in prima linea i Sindaci del Monti Dauni, i quali, proprio insieme ai parroci, ogni giorno sono alle prese con difficoltà esistenziali. Soprattutto l’assistenza sanitaria in loco è praticamente inesistente, per cui il presidio ospedaliero è il solo punto di riferimento qualificato in grado di garantire in qualche maniera la richiesta di soccorso proveniente dalle zone subappenniniche. Dove, va aggiunto, c’è un problema in più, dato che la popolazione è avanti con gli anni, per cui anche un semplice spostamento diventa un problema.
Bene ha fatto il nostro Vescovo ha rimarcare anche questi concetti, aggiungendo che non si vuole un privilegio, ma un atto di giustizia nella carità. La partecipazione di Mons. Cornacchia non è stata solo formale, di facciata, quasi per dire “ci sono anche io” in nome e per contro della chiesa diocesana. Il Vescovo ha dato una partecipazione, sentita, vibrante, sincera, di consapevolezza della gravità del provvedimento che minaccia di calarsi sull’ospedale lucerino, del quale egli stesso ha avuto la possibilità, in più occasione, di apprezzare la professionalità, la serietà e lo spirito di collaborazione all’interno del rapporto tra i dipendenti. E’ significativa l’iniziativa del Presule di celebrare la Santa Messa proprio all’ingresso dell’ospedale, non solo per dare la massima visibilità alla cerimonia liturgica, ma soprattutto per far comprendere che la Chiesa è in prima linea in questa battaglia. Una battaglia che mira a non far tornare indietro la città di 60 anni, una città che verrebbe defraudata del suo ospedale dopo aver combattuto tanti anni per averlo, a sue spese. Non torniamo neppure al vecchio ospedale di via San Domenico, ora dismesso e pericolante, che i giovani neppure conoscono. Non avremmo neppure quello, che pure dava qualche attimo di sollievo nei momenti di emergenza. Le manifestazioni in atto sono tutte lodevoli, ma forse non determineranno alcun risultato pratico perché la Giunta regionale si è un po’ incarognita dinanzi alla manifestazioni di protesta di Lucera.
Forse ci vorrebbe un decisione istituzionale forte, come ad esempio consegnare al Prefetto le fasce tricolori dei Sindaci. Come sarebbe il caso che il Pd di Lucera ( alla Regione il Pd è maggioranza relativa) rimettesse tutti gli incarichi di segreteria politica, senza pensare a chi fa prima in relazione ad altri propositi del genere. Questa davvero è una battaglia senza precedenti, perché tocca la stessa dignità delle popolazioni interessate, già mortificate da altri tagli, ridimensionamenti, soppressioni ecc. del tutto discutibili. E’ una battaglia anche politica, perché i partiti devono rendersi conto che non è con le stupidi contrapposizioni che si risolvono i problemi, ma facendo fronte unico verso i comuni obiettivi. Lo diciamo anche perché qualche irresponsabile proprio in questi giorni è tornare a parlare di altro rimpasto in Giunta, questione che francamente ha seccato la gente e che, comunque, distrae l’attenzione rispetto alle questioni principali del momento.
a.d.m.


