Era il 10 giugno dell’anno 1940, l’Italia Fascista entrava in guerra al fianco della Germania nazista. Adolf Hitler e Benito Mussolini sconvolsero con il loro operato il già precario equilibrio mondiale. Milioni di morti, fu il terribile prezzo pagato per questa crudele follia. Nell’occasione,i nostri giovani vennero arruolati e mandati al fronte. Con essi, vennero arruolati , anche tutti gli uomini capaci di imbracciare un fucile, tra cui moltissimi padri di famiglia. Si parlava di reclutamento volontario, ma era un reclutamento coercitivo. La stampa e l’ideologia fascista imposero” il servire la Patria”. L’altra faccia della medaglia fu rappresentata dalle molte donne sole a casa con i loro figli piccoli. La vita era molto dura e piena di stenti e sacrifici quotidiani. La radio aggiornava continuamente (gonfiando e nascondendo la verità) delle imprese delle truppe italiane sui vari fronti di guerra. Le nostre donne per causa di forza maggiore dovettero fare anche da padre ai propri figlioli. Il regime, per il sostentamento delle famiglie dava una tessera con cui poter avere la razione giornaliera o settimanale delle varie derrate alimentari. C’era penuria di tanti beni di prima necessità. In molte case ,si mangiava spesso quello che si riusciva a trovare,basti pensare a quante “pizze di granidjnie” (pizze con il granturco). Questa cattiva alimentazione poteva portare la scabbia “a rùgna”. Molte donne, il mattino presto si recavano in campagna “a spigulà” (a spigolare) per racimolare qualche piccola quantità di grano. Questo grano veniva portato o al mulino o macinato in casa “cù macinill”. Per i lavori di casa,le donne si recavano “a funtane” per lavare i panni o riempire l’acqua nelle giare “i saròle”. Per l’istruzione, ci si affidava alle maestre del luogo. I piccoli scolari non possedevano quaderni, ne libri,ne penne, per cui le maestre stesse provvedevano per quanto era possibile nel racimolare il minimo indispensabile. Le donne che avevano il proprio uomo al fronte, aspettavano e chiedevano al postino giornalmente se vi era per loro “à letter”(posta dal fronte). La riservatezza era lo scudo che queste donne avevano nei confronti dei vari signorotti o di coloro che volevano profittare dell’indigenza in cui queste ultime versavano insieme ai loro piccoli. La sera ci si barricava in casa per evitare qualche male intenzionato e salvaguardare il proprio onore. Capitava spesso che gli uomini mandati al fronte, lasciavano oltre ai bambini piccoli, anche le loro mogli incinte, per cui al loro ritorno in famiglia non conoscevamo i nuovi nati e soprattutto se vi erano stati delle morti per l’alta incidenza del periodo di quelle infantili,non ritrovavamo i figli piccoli lasciati. Alla fine della guerra,gli uomini restati vivi ritornarono alle loro case e soprattutto ritornarono a riabbracciare le loro famiglie con il carico di dolore provocato dall’essere stato soldato. Oggi ciò che abbiamo raccontato,non è stato il frutto dell’immaginazione, ma è basato su testimonianze e racconti vissuti di tante povere ed oneste donne che hanno subito la violenza della guerra combattendo nella loro casa,la miseria, la povertà e la privazione. Riusciranno le future generazioni a fare tesoro di questi avvenimenti ?
Giuseppe AUFIERO


