Concedersi il tempo per la poesia, per ascoltare i pensieri e se stessi. È accaduto a quanti sabato pomeriggio hanno partecipato alla ‘Conversazione sulla Poesia’ con Mario De Santis, organizzata dall’associazione Mediterraneo è Cultura che, pur sapendo quanto la poesia non sia materia semplice da affrontare e condividere, ha deciso di puntarci su. “Perché non è semplice, eppure è ‘materia’, ha affermato Annarita Favilla vicepresidente dell’associazione, è il prodotto di quello che in sostanza siamo e sentiamo, quando decidiamo di fermarci, prenderci del tempo per capirci e guardarci senza altri filtri se non le parole che scegliamo con cura”.
Nell’affascinante salone del Circolo Unione di Lucera, il poeta, giornalista e conduttore radiofonico, ha condiviso riflessioni profonde sulla realtà del nostro tempo partendo dalla sua ultima raccolta di versi intitolata “Sciami” (Ladolfi Editore).
“Gli sciami di api sono una formazione unica che viaggia come fosse un corpo solo e si muove in maniera compatta. Noi siamo in questa condizione, ha sottolineato De Santis, viviamo la dimensione di singoli che spesso non hanno un gruppo di appartenenza, siamo a pezzi e non riusciamo a riconoscerci in un gruppo”.
Una poesia, quella di De Santis, che guarda alla condizione contemporanea dell’uomo, incapace di sapere e prevedere. Una poesia che descrive il senso della migrazione, dello spaesamento di chi vive la condizione di non avere più alcuna appartenenza. “Baudelaire è stato il primo a vivere la condizione di spaesamento”, ha sottolineato De Santis citando ‘A una passante’, “ma questa condizione cambia nel momento in cui c’è l'incontro con l’altro, con l'essere umano”.
Il poeta, conversando con la neopresidente di Mediterraneo è Cultura Maria Del Vecchio, ha raccontato della sua vita e del senso di alienazione, lasciando però sempre uno spiraglio aperto: “ai poeti tocca catturare l'istante di possibilità, in cui senti che la vita può germogliare”, ha sottolineato.
Così anche per i ‘crolli minimi’: “la mia generazione ha vissuto i crolli, quello del muro di Berlino prima, quello delle Torri Gemelle poi. Questi crolli hanno aperto dei vuoti ma anche degli spazi positivi. Per questo dobbiamo misurarci ogni giorno con le trasformazioni costanti”.
E poi il concetto di ‘colpa’, del vaso rotto da bambino, tratto da una parte in prosa estratta dal suo libro. “Bisogna incollare il vaso, ha affermato Mario senza esitazioni, la colpa si deve trasformare in coscienza, l’accaduto è accaduto, è inutile fare il gioco del se ma è necessario tentare di accettare la frantumazione”.
E se durante la serata a leggere alcune poesie tratte da “Sciami” è stato il cantastorie e attore Salvatore Tota accompagnato da un’appropriata selezione musicale curata dal sound designer Vincenzo Fania (in arte Wabi Sabi), in chiusura De Santis ha regalato ai presenti i suoi ricordi scegliendo di leggere la poesia ‘Roma’. “Quello che vedi oggi non è quello che vedevi ieri, c'è stato un cambiamento, una trasformazione reale del mondo che ci riguarda, che incide non solo a livello politico, ma anche a livello interiore in ognuno di noi”, ha detto il poeta ad ognuno dei presenti, in un ambiente ormai caldo e intimo.


