Arbitri si nasce e lui modestamente lo nacque. Vien voglia di parafrasare il grande Totò ricordando che c'era una volta Concetto Lo Bello da Siracusa. Nasce il 13 maggio del 1924 e muore il 09 settembre del 1991 nella sua città a Siracusa, stroncato da un tumore. All’età di 67 anni questo mito del pallone lascia per sempre questa terra dove e stato indiscusso protagonista come arbitro di calcio e parlamentare. La sua carriera arbitrale inizia nel 1944 ad appena vent’anni compiuti, dopo solo dieci anni il 9 maggio del 1954 arbitra in serie A e dopo solo 4 anni nel 1958 diventa addirittura arbitro internazionale. Sull’erba degli stadi di quegli anni , si scontrano talenti unici del calcio da Rivera a Mazzola, da Suarez a Corso, da Sivori ad Angelillo a tanti altri fuoriclasse. Ebbene tra questi giganti della palla rotonda spunta lui , l’arbitro per antonomasia “Concetto Lo Bello”. Con il fischietto in mano, c'è lui solo, alto, con i capelli folti, i baffi taglienti, siciliano, uno sguardo quasi ipnotico, a volte sprezzante, che incute rispetto, una corsa imperiosa e solenne, la regolamentare giacca nera sopra la camicia bianca con il colletto tipo prima comunione: una divisa arcaica che indossa con britannico stile, pur portandosi dietro, integra, tutta la sua sicilianità. Per squadre e tifosi era di sicuro più antipatico che simpatico per via dei suoi modi spicci, per il suo piglio dittatoriale, che s'avventava sui calciatori con l'aria del professore che t'aveva beccato senza libri e senza sapere la lezione. Al suo cospetto i nostri eroi parevano degli scolaretti impauriti. Abituato a non arrendersi mai, se necessario sfida i potenti, magari provocandoli, pur di imporre la propria disciplina e l'immagine di incorruttibile. Doma un attaccabrighe facinoroso come Sivori, un falso angelo come Suarez e un ribelle per nulla e per tutto come l'esteta Rivera. Ammette in tv di avere sbagliato nell'avere negato, nel '72, un rigore al Milan. Si schiera a favore della moviola. "Aggiusta" con un rigore di compensazione, dopo averne concesso uno inesistente, la partititissima Cagliari-Juventus del '70. Amato e odiato, incapace di lasciare indifferenti, si congeda nel '74, lasciando al figlio Rosario il compito di reggere un improponibile confronto. Il "monumento", dopo 328 partite arbitrate in A, abbandona il calcio. Per poi tornare nell'amata Siracusa, città da sempre innamorata del pallone, dove ritrova amici, affetti e gli impianti sportivi da lui fortemente voluti, estrema testimonianza del suo amore per lo sport ( la Cittadella dello sport). Dopo la sua carriera arbitrale diventa deputato con la Democrazia Cristiana dalla VI alla IX legislatura, fino ad essere eletto Sindaco della sua città. Bisogna riconoscere che durante tutta la sua vita sportiva e sociale è stato sempre il numero uno.
Giuseppe AUFIERO


