Dal ritrovamento e dalla consultazione dei vari atti antichi (pergamene, iscrizioni e testi di autori latini),possiamo avere un idea abbastanza precisa della vita media di un Legionario (soldato) nella Roma imperiale dei Cesari. Il legionario va considerato come riferimento tipo, la paga era modesta ma permetteva di mantenere dignitosamente una famiglia standard di quattro persone. Attualmente è paragonabile come collocazione sociale ad un impiegato statale moderno. Ai tempi di Cesare Augusto (nato a Velletri il 23/09/ del 63 a.c. e cesare dal 16/01/ del 27 a.c. – morto a Nola il 19 agosto del 14 d.c.) il rapporto dei vari nominali monetari romani era così composto:
1 Aureo (nummus aureus) = 25 denari
1 Denario (nummus argentus denarius) = 4 Sesterzi (nummus sestertius) = 16 Assi (as ,aeris in rame).
Il costo annuo per mantenere una legione(composta da 5000 a 5500 uomini tutti di cittadinanza romana,divisa in 10 reparti dette coorti), per l’erario era in media di 13.000.000 denari. Un legionario percepiva in media circa 225 denari annui,il pretoriano(guardia d’onore scelta dell’imperatore) 375 denari e un centurione(capo di una centuria) circa 3750 denari. I legionari ricevevano oltre alla paga ,come incentivo beni di natura quale il grano, legumi ecc. ecc.. A Roma ,una famiglia di quattro persone annualmente in media aveva bisogno di :
800 Kg di farina pari a 130 denari ,68 Litri di olio pari a 25 denari ,400 Litri di vino pari a 35 denari.
Nella considerazione che il totale delle spese era di 190 denari da sottrarsi alla paga annua di 225 denari, la differenza di soli 35 denari doveva sopperire alle spese di affitto e vestiario. Tuttavia i soldati compensavano questa vita con gli extra in beni di natura sopra descritti. Al momento del congedo ricevevano una cifra consistente(attuale Trattamento di Fine Rapporto.) che permetteva di mettersi in proprio nel commercio o di rilevare una piccola attività agricola. La vita a Roma, era molto cara avendo prezzi più che doppi rispetto alle altre parti d’Italia o delle province romane. Un modio (antica unità di misura)di farina corrispondeva a 6,5 Kg. Il consumo medio di farina a persona era di circa 4 modii al mese. Il pane costituiva la parte indispensabile dell’alimentazione popolare. Con un modio di farina si producevano dai 15 ai 20 pani di circa 400 grammi cadauno. Pensate che per avere un rapporto del costo della vita,basti considerare che, se una semplice lampada ad olio a Roma costasse 32 assi(corrispondenti a 2 denari), in Palestina la stessa veniva 10 assi,in Egitto 7 assi,in Asia minore 12 assi,in Africa 9 assi e nell’Italia del nord 16 assi. Il tasso d’interesse annuo praticato per l’erogazione di un prestito in denaro si attestava sul 12% che veniva ridotto al 4% per la concessione a persone illustri. Ai fini della comparazione dei prezzi tra quelli dell’epoca ai nostri attuali, si specifica che una rete da pesca costava 28 denari,una gabbia di vimini per pescare i crostacei 12 denari,una barca da pesca 376 denari,una pentola di terracotta 6 denari ,un capo di abbigliamento pesante 150 denari,stivali in pelle 40 denari,sandali 24 denari,una spada 120 denari,un asino 290 denari e un cavallo 500 denari,uno schiavo forzuto dai 1600 a 2400 denari. Certo da questo raffronto si evince che i beni alimentari,come d’altronde oggi,non avevano dei costi tanto proibitivi, ma al contrario per il vestiario in genere ,le somme da spendere erano abbastanza gravose (poteva occorrere lo stipendio di un anno).Senza costi erano comunque tutti gli ingressi ai giochi come le lotte tra i gladiatori al Colosseo. La differenza tra i poveri e i ricchi era abissale, e mentre i poveri dovevano chiedere l’elemosina per sopravvivere, i patrizi dal loro canto vivevano di un lusso sfrenato,basti pensare che Lucullo per un pranzo spendeva anche 250.000 denari, cifre inimmaginabili, per la quali non bastava una vita di stipendi di un legionario. Saranno passati secoli, ma a vostro parere , è cambiato qualcosa?
GIUSEPPE AUFIERO
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