Una delle figure immancabili nelle feste sia rionali che cittadine , è stato da sempre, il venditore di torroni “u cupetare”. Questo mestiere ha origini antichissime e la sua provenienza è certamente irpina-sannita, tra le provincie di Avellino e Benevento. La copeta (cupéte) che deriva dal latino “cupedia” (desiderata) è un dolce composto da ingredienti molto semplici,nocciole tostate o arachidi,farina,uova, miele,zucchero e ostia . Quest’arte si è sempre tramandata di padre in figlio con delle vere e proprie personalizzazioni dalla ricetta originale. “U cupetare” per antonomasia della nostra città è stato Gaetano De Mare (Ajtanille )con tutta la sua famiglia. Le bancarelle di questi artigiani proponevano e propongono, una vasta scelta ,di non solo torroni, ma anche di nocciole,noci,mandorle tostate ,ceci, castagne, arachidi fino ai mitici…spassatimpe (semi di zucca). Durante il Ferragosto, era consuetudine acquistare durante ..lo struscio… un pezzo di copeta da consumare in famiglia, presso quelle bancarelle così invitanti ,illuminate con lampioncini. Di certo la copeta o torrone (termine spagnolo che si riferiva alla torrefazione dello zucchero) è un alimento genuino e completo, al contrario dei tanti dolci industriali fortemente pubblicizzati ,che ci propinano. Davanti agli occhi ho ancora la scena di quanto in famiglia raccolti intorno al nostro tavolo, dopo che mio padre aveva spezzato il pezzo di torrone (cu curtill e martill), ognuno di noi, dopo aver consumato il proprio pezzo,con il dito bagnato cercava di prendere le bricioline rimaste attaccatte(i fricùle) sulla carta oleata della confezione. Quanto desiderio c’era nei nostri occhi.
Giuseppe AUFIERO



