Con l’avvento delle automobili, questo mestiere pian piano è sparito. Per molti secoli , questa attività artigianale non ha risentito della crisi lavorativa, perché i carretti erano la struttura insostituibile di tutti i trasporti . Il carradore o carpentiere o “ U Carrire” com’era chiamato a Lucera, era il costruttore e riparatore di carretti. Il lavoro consisteva in varie fasi, costruzione del cassone con letto e sponde,sottostanghe per sostenere l’asse che doveva reggere le ruote e in ultimo la parte più delicata e faticosa del lavoro, la costruzione delle ruote. Dopo aver assemblato al mozzo i raggi in legno, si procedeva “ a calà i cerchion”. Il cerchione, che era in ferro aveva un diametro inferiore a quello della ruota di legno, per cui per farlo entrare ed aderire, si procedeva a renderlo incandescente. Tale operazione faceva dilatare il ferro, che veniva prontamente fatto aderire alla ruota e raffreddato con acqua, che veniva versata (c’ù cuccitìll). Questa delicata operazione richiedeva l’ausilio di molte persone, in quanto se non si espletava correttamente questa fase, il cerchione invece di scavare il proprio solco nel legno aderendo perfettamente,scivolata a terra e si doveva ricominciare. Si giocava con i millimetri di tolleranza . Da questo, si poteva misurare la maestria tecnica dell’artigiano. Per poter espletare questo mestiere, si usavano, martelli,pialle,lime raspe e asce. I carri in uso all’epoca erano: ù trajne, ù sciaraballe, ù chinghe,ù berocce, i carrozze (p’i spuse,d’i murte,p’i passiggire), a carruzzèlle,a carrate e ù carrettone che serviva d’estate in occasione del trasporto dei covoni dai campi già mietuti alla trebbiatrice che solitamente veniva posta davanti alla masseria. Chi vi scrive, ha avuto il proprio nonno (mast’Peppe ù carrire) che svolgeva quest’attività nella sua bottega sita in Via Vittorio Veneto 57 (sott ù mùr dù mùnicipje). Oggi questo antico mestiere è stato sostituito principalmente dai gommisti.
Giuseppe AUFIERO


