Questo mestiere un tempo assorbiva molta manodopera. Gli artigiani (màstre) che svolgevano questa attività guadagnavano molto di più del contadino salariato. Essi costruivano recipienti di legno di varie misure e per tutti gli usi (Votte,varrile,galètte,cruèlle,tummule,vascille,tine ecc.ecc). Si ricorreva a questo abile artigiano per la costruzione soprattutto delle botti con le doghe di legno, che venivano assemblate sul posto stesso. Molte botti esistenti nelle cantine di molte famiglie ricche di Lucera sono di proporzioni enormi. I recipienti realizzati dovevano conservare non solo il vino ma anche l’olio o altri prodotti della terra. A questa attività primaria “u varrelare” associava anche la costruzione delle scale di varie misure necessarie per diversi lavori in campagna (potatura,raccolta delle olive e delle mandorle). A puteche dì varrellare,erano una bottega composta da molti ragazzi che non andando a scuola cercavano di imparare un mestiere ricercato e soprattutto acquisire una notevole esperienza. Infatti bastava sbagliare una botte con conseguente perdita del vino “se né juta d’acite”per perdere sia il proprio guadagno che l’intera clientela (nce jenne da quill..e nu cciaffon). All’epoca oltre ai recipienti in legno c’erano quelli in zinco, ma i costi erano inaccessibili alla massa. Bisognerà attendere l’avvento della plastica per vedere sparire questo abilissimo artigiano. Nella nostra cittadina vi erano molti” varrelare” dislocati su via appulo sannitica e vittorio veneto.
Giuseppe Aufiero
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