Soltanto la fantasia può aiutarci ad immaginare la figura di questo artigiano, in quanto ,oggi i piatti sono presenti in tutte le case( anzi anche troppi !!!). In un mondo ,oramai passato, i piatti erano un bene di famiglia da curare e preservare il più tempo possibile,visto che non era facile rimpiazzarne, per l’alto costo da sostenere. Per questo motivo quando all’angolo della strada si fermava gridando“u giùstapiatte”,molti accorrevano per far riparare o ricostruire il prezioso vasellame. Questo artigiano portava a tracolla una piccola cassetta di legno con un trapano a corda(vedi foto in basso),una pinzetta, del filo di ferro,un fornetto ,una pietra di gesso e scagliola. Lavorava sempre seduto per terra, assemblando i frammenti dei piatti spaccati, li forava con il trapano,passava nei fori il filo di ferro come una vera sutura. Dopo aver completato questo passaggio, con il gesso o la scagliola procedeva a chiudere i fori fatti. Dopo nel fornetto faceva asciugare le parti assemblate e riparate. Certo i piatti non venivano certo nuovi, ma di fatto, potevano continuare ad espletare la loro funzione… fino alla prossima rottura. I piatti si continuavano a riparare finché era possibile . Oltre ai piatti si riparavano i còfani,i sàrole,i fesine,i vàsette,i vàsi, ma i piatti che maggiormente erano soggetti alla riparazione erano quelli utilizzati per “a cunsèrve”. L’unica certezza è stata che queste figure di artigiani non si sono mai arricchiti.
Giuseppe AUFIERO


