Mai fu tanto vero esclamare “ Kè sà dà fa, pè campà”. Il mestiere dù suraciare si svolgeva in due settori specifici,quello di campagna e quello di città. Questo particolarissimo personaggio, si aggirava per i terreni agricoli a combattere l’invasione dei topini di campagna . La cattura avveniva con trappole e altri congegni. Questi piccoli roditori erano capaci di distruggere interi raccolti. Oramai ,ai tempi d’oggi, questo problema in campagna non esiste quasi più,sia per l’utilizzo dei vari fitofarmaci che per il passaggio dell’aratura dei possenti trattori che distruggono le loro tane. In città, il discorso era ben diverso, perché non erano i minuti topolini, ma ratti o topi di fogna (di dimensioni molto maggiori), chiamati comunemente “ i zoccòle”. Quando ,di notte nelle dispense o nei magazzini si sentivano dei rumori,quando si trovavano mangiucchiati vari sacchi di derrate alimentari, si richiedeva il pronto intervento di questo personaggio. “ Luzzil, và chiamé a Peppinill U suraciare, pecchè agghje vist na zoccola ka tenev i mustazz”. L’intervento era abbastanza pericoloso perché i ratti possono attaccare gli uomini. Dopo vari espedienti , con l’utilizzo di trappole (mastrillé), veleno o colla, si cercava di individuare e catturare non solo i ratti ma soprattutto a distruggere i loro nidi. Molte volte, u suraciare, dopo aver soppresso questi ratti, li deponeva sul marciapiede della strada per farli vedere a tutti,quasi a farsi pubblicità della sua maestria. Il prezzo dell’intervento richiesto , era quasi sempre legato alla sua bravura. La gente che passava inorridiva ed esclamava”Ma eran zoccole o gatt, madonna mja quand son grosse”. Ai tempi d’oggi questi topi di fogna non sono stati debellati, ma si usano vari preparati chimici per controllarne almeno il numero.
Giuseppe AUFIERO


