Questo (gustosissimo ) mestiere sicuramente ha un origine tipicamente comune al nostro litorale adriatico con in testa la cittadina di Manfredonia. Il venditore dei Fichi d’india (fechedineje) al suo arrivo portava sempre due secchi, il primo pieno dei gustosi fichi e l’altro vuoto per mettervi le bucce. All’angolo della strada “ U vennafechedineje” li sbucciava al momento, bagnandoli nell’acqua. Questa operazione di sbucciatura, eliminava le fastidiosissime spine di cui era dotata la buccia e portava ad una maggiorazione del prezzo di vendita. Ciò però non pregiudicava, l’acquisto, ad un minor prezzo del frutto intero. I giovanotti dell’epoca coglievano l’occasione per sfidarsi a chi riuscisse a mangiare il maggior numero possibile, in quanto, chi tra i contendenti si fermava nel mangiarne, doveva pagare al venditore l’intera consumazione di tutti. L’intestino pagava il prezzo di tanta ingordigia, specialmente se si beveva dopo un bicchiere di vino. Per alcuni giorni i lassativi facevano da colazione, pranzo e cena al malcapitato fino al completo ripristino delle normali funzioni intestinali ( oh…finalmente ù guagljon …sé liberat), con gran sollievo dell’intera famiglia. Questo mestiere è ancora oggi esercitato specialmente nei luoghi di maggior transito di auto e persone (Porta Troia,Porta Foggia e la circonvallazione). Oggi la differenza sostanziale è che adesso i gustosissimi frutti, vengono venduti in sacchetti di plastica già sbucciati e ad un prezzo molto alto che non rispecchia assolutamente la modestissima somma che si pagava in passato. Questo mestiere prettamente estivo, con il picco delle vendite durante il ferragosto, dava la possibilità temporanea di racimolare qualche piccola somma per andare avanti.
Giuseppe AUFIERO
GUARDA LE FOTO




