Con l’avvento dell’industria e con il prorompente ingresso dei cinesi sul mercato della calzatura,purtroppo questo nobilissimo mestiere va sparendo, tranne che per alcuni ceti sociali che non si creano problemi di costi nell’acquisto di calzature prettamente artigianali su misura. Il calzolaio era una figura di spicco nell’economia contadina e artigiana, in quanto con la sua indiscussa abilità, non solo riparava le scarpe , ma soprattutto le creava. La scarpa era un bene da salvaguardare il più possibile. Non tutti possedevano delle scarpe. I ragazzi, la maggior parte delle volte ,andavano scalzi,le donne di casa (oggi chiamate casalinghe) portavano le pianelle, i contadini e gli artigiani degli scarponi di fattura grossolana. Le feste e le ricorrenze erano l’occasione per calzare le scarpe buone, lustrate e tenute con molta cura. Oltre alla costruzione delle scarpe su misura, il calzolaio riparava o rifaceva le suole e i tacchi ed accadeva spesso che si dovesse aspettare il proprio turno per l’istantanea riparazione, in quanto le uniche scarpe che si possedevano erano quelle ai propri piedi. La maestria del calzolaio veniva misurata dalla comodità della scarpa in presenza di calli o cipolle. Gli arnesi di uso comune sono visibili nella foto in alto(martelli,lame, chiodini, spago, pece,forme ecc.ecc.). Nella nostra città vi erano molti valenti ciabattini, dislocati sia al centro che in periferia, tra cui ricordiamo Mast’Pasqualin Inglese Mast’ Giuvànne Iuliani, e tanti altri ancora. Molti lavori di questi valenti artigiani finivano spesso nei negozi di scarpe di Lucera. Oggi il calzolaio utilizza per le riparazioni delle scarpe, prodotti predefiniti (suole e tacchi preconfezionati )e attrezzature che hanno sostituito la non comune abilità manuale. Una volta le scarpe venivano riparate fino all’impossibile,oggi per i costi da sostenere, conviene nuovamente comprarli che ripararli. Progresso o regresso ?


