A chi di noi non è capitato andando in autobus, di guardare attraverso i vetri , monumenti , manifesti , caserme , palazzi o chiese in genere e senza accorgersene guardare ed ammirare tanti stemmi. Ebbene da ciò voglio trarre spunto per parlare dell’araldica, la disciplina che insegna la composizione di uno stemma. L’araldica prende il nome dagli araldi, in seguito conosciuti anche come scudieri,che erano dei messi e il loro compito era quello di riconoscere i vari emblemi che erano riprodotti sulle bandiere dei vari cavalieri impegnati nel torneo o giostre. L’uso degli emblemi araldici nacque nell’undicesimo secolo, per identificare i soldati o i cavalieri. Ciò fu necessario da un punto di vista molto pratico perché dal momento che i vari soldati o guerrieri erano ricoperti dalle loro armature,non era possibile nel corso di una battaglia identificarli. Per cui si provvide ad innalzare degli emblemi sulla bandiera del loro portatore delle insegne. Col passare del tempo e precisamente nel dodicesimo secolo, gli emblemi araldici passarono dalle bandiere alle armature del cavaliere ed in particolare sugli scudi degli stessi. Quasi sempre chi indossava gli emblemi era la figura di un feudatario(grande proprietario terriero), e alla sua morte il figlio era solito innalzare gli stessi emblemi paterni. Questo permise nel tempo di tramandare lo stemma di una famiglia. Bisogna sottolineare, che se anche storicamente gli stemmi identificavano famiglie nobili, dopo ,gli stessi furono utilizzati per il comune, per gli enti,per i corpi militari e per le varie corporazioni di arti e mestieri. Purtroppo oggi,presso le varie fiere ci sono venditori di fumo, a cui basta dare il proprio cognome e dai loro archivi informatici ne tirano fuori stemmi inesistenti e titoli inventati per pochi euro. Si consiglia a tutti coloro che fossero interessati a conoscere l’albero genealogico della propria famiglia, di rivolgersi solo a professionisti qualificati del settore e i costi per le ricerche sono quasi sempre abbastanza onerosi . Ma ciò non ci deve far demordere da coltivare la vera nobiltà che non viene da altisonanti origini ma dal proprio cuore.
Giuseppe AUFIERO



