Non sarà di certo come una cometa di mezza estate la luce vista sulla Torre di Monte Corvino, sito archeologico a ridosso dei Monti Dauni. La serata voluta dal Comune di Motta Montecorvino promette di avere infatti degli sviluppi ben più duraturi nel tempo, dando lustro ad una comunità antica, quella di Montecorvino appunto, che nell'anno 1442 si disperse dando vita agli attuali tre comuni di Motta, Pietra e Volturino. L'entusiasmo visto la scorsa sera e soprattutto la grande partecipazione di pubblico e delle autorità locali, hanno dimostrato il grande senso di appartenenza di questa gente che fa parte di un territorio che di storia ne ha da vendere, nonostante le solite storie legate a permessi e ad espropri. E così chi transita sulla Statale 17, quella che da Foggia conduce fino a Roma, spesso si sarà chiesto cosa fossero quei resti di una torre a lato della strada. Negli ultimi anni le risposte ne sono arrivate, e anche tante. E grazie alle testimonianze di cultori di storia patria, che proprio l'altra sera hanno condito l'evento con chicche interessanti, come quella che racconta di una raccomandazione del Vescovo del tempo a favore di Cristoforo Colombo per ottenere le tre caravelle. O il fatto che da Montecorvino partirono i primi vescovi di Pechino e delle Americhe. O per la storia di Sant'Alberto che proprio in questa zona visse ed operò. Senza contare che proprio quella torre faceva parte della cinta difensiva bizantina. L'Università di Foggia, nonostante i fondi che scarseggiano, è riuscita a tirar fuori qualche testimonianza come la chiesa anche se molto altro si cela sotto la polvere. La scuola ci sta mettendo del suo. Ma è grazie all'impegno del Sindaco di Motta Montecorvino, Domenico Iavagnilio, e alla caparbietà di due docenti del luogo, Giovanna Clemente e Angela Bianco, che le luci sulla torre di Montecorvino hanno potuto riaccendersi, in tutti i sensi, riuscendo a coinvolgere molti compaesani che si sono messi a disposizione per la riuscita dell'evento, come De Cristoforo e Barbato, che si sono occupati di spianare la strada e di allestire il brindisi finale. Tutto per seguire un unico intento, valorizzare il proprio territorio donando ai cittadini prima e ai turisti poi quelle schegge di storia che i sei secoli passati stavano lentamente cancellando.
Emanuele Faccilongo


