La seicentesca fontana del Sebeto, una delle monumentali fontane della città di Napoli, è situata in largo Sermoneta, costruita nel 1635 ,per volere del vicerè Manuel de Acevedo y Zuniga conte di Monterrey (vicerè dal 14.05.1631 al 12.11.1637) su progetto dello scultore e architetto Cosimo Fanzago (realizzata dal figlio Carlo Fanzago) che creò una originalissima versione locale del barocco fatta di ricchi intarsi di marmi colorati. Fu eretta per celebrare le acque del fiume Sebeto, che scorrevano nella zona orientale di Napoli.La fontana si erge in largo Sermoneta ai piedi della collina di Posillipo dal 1939, ma in origine era situata in via Gusmana, nei pressi della chiesa di S. Lucia, accostata al muraglione delle discesa del Gigante. Il nuovo assetto della fontana, non più addossata al muro, rese necessario la progettazione della facciata posteriore, completata dallo scultore Parente che riprendette nell’insieme lo stile architettonico del prospetto.La fontana del Sebeto è formata da tre vasche, la centrale più grande e sporgente e da due laterali, sostenute da un basamento marmoreo che poggia su uno zoccolo in piperno.
La figura di rilievo è la scultura centrale, l’allegoria del fiume Sebeto, rappresentato come un imponente vecchio dalla folta barba disteso sul fianco destro. La statua dall’espressione accigliata e pensierosa è esaltata da un arco a sesto ribassato, inquadrato su pilastri con volute. Due tritoni (personificazione dei flutti impetuosi, metà uomini e metà pesci, portano un corno di conchiglia che serve a calmare le acque con il suo suono) ai lati della statua, con buccine dalla quale versano acqua nelle vasche laterali. Due obelischi piramidali con globo e stelline, ora scomparse , inquadrano il monumento che culmina con una lapide, con volute e tre stemmi: il primo del re di Spagna,il secondo del Vicerè e il terzo della città partenopea.
Questa è la scenografica fontana del Sebeto, che Napoli mostra orgogliosa a Megellina, luogo caro ai poeti e agli innamorati. Il soggetto di questa splendida e scenografica fontana venne riportato sulla monetazione argentea delle piastre coniate a Napoli dal 1734 in poi sotto il regno di Carlo di Borbone dall’incisore reale Giacomo Antonio Hoger e in seguito dal suo sostituto Giovanni Casimiro De Gennaro, (autore di molte e tra le più belle monete di Napoli) . La piastra e la mezza piastra borbonica riportavano al rovescio lo stemma reale e al diritto una ricca scenografia con la figura allegorica del Sebeto ,simbolo della città partenopea personificato in un uomo barbuto con anfora e pala con alle spalle un pino mediterraneo sullo sfondo del golfo di Napoli con il Vesuvio fumante. In alto il motto latino “De Socio Princeps” (da Alleato a Sovrano),dove si affermava la nuova identità politica del Regno di Napoli.
Giuseppe AUFIERO
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