Dopo la seconda guerra mondiale, l’intero paese cercava di ripartire, ricostruendo non solo le case o le industrie ma soprattutto lo strato vitale di ogni società “i Giovani”. Al censimento del 1951 i ragazzi in età compresa tra i 10 ed i 19 anni erano solo il 17% dell’intera popolazione italiana. Negli anni '50, i giovanissimi italiani , che avevano vissuto la propria infanzia tra la miseria e la tragicità della guerra, erano fortemente interessati ai problemi concreti della loro esistenza: ricerca di una sistemazione, un posto di lavoro che permetteva di vivere serenamente e dignitosamente, potersi sposare e mettere su famiglia. Era la cosiddetta generazione delle "3 M": avere un Mestiere, accasarsi ed avere una Moglie/Marito, possedere dei beni Materiali, una macchina utilitaria che simbolizzava la mentalità del consumo. Questo stato di cose durò almeno un decennio, fino ai primi anni '60. Non si trattava di una classe sociale, anche perché per essere una classe, occorreva che si fosse inseriti nel sistema produttivo , ed i giovani non lo erano, ma erano un gruppo di persone che tendeva sempre più a dilatarsi, anticipando il periodo di ingresso e dilazionando fortemente il momento di uscita. Quasi ad essere riconosciuti” Giovani” molto più a lungo del naturale periodo di tempo che passa tra l’adolescente e l’adulto. Dagli anni '60 tutto l'occidente viene investito da questi grandi cambiamenti nel mondo dei giovani. In Gran Bretagna prima e poi negli USA si manifestano i segnali di un profondo mutamento sociale. I giovani iniziano a contestare il mondo con una serie di atteggiamenti poco convenzionali. Sono idealisti e ribelli. Costruiscono uno stile di vita "giovane", dall'abbigliamento (strano, bizzarro, alternativo), alla parlata, agli atteggiamenti, alla capigliatura, all'arte e soprattutto nella musica, nelle relazioni, nella visione dei rapporti, nella visione del mondo e del futuro. Si gettano le basi del ’68.
Giuseppe AUFIERO


