Partita ufficialmente l'organizzazione del Premio ai Rignanesi nel mondo, giunto alla sesta edizione e dedicato quest'anno al garibaldino Raffaele De Lillo, ferito mortalmente da mano ignota al ritorno da una delle sue tante imprese militari al seguito di Giuseppe Garibaldi. Ad organizzare il tutto ancora una volta il Nuovo Circolo Culturale "Giulio Ricci", come noto presieduto dal giornalista e scrittore Angelo Del Vecchio. Il premio vedrà ancora una volta alla sua presidenza il docente dell'Università degli Studi di Bologna Angelo Mastrillo. Mentre nella commissione d'onore entreranno a far parte varie personalità del mondo politico, religioso, culturale e sociale del piccolo centro garganico, residenti in Italia e all'estero. Come noto il premio, già dedicato in passato ai compianti Giuseppe Montesano (questore, prefetto e fautore della polizia scientifica italiana), Giulio Ricci (scrittore e poeta verista), Padre Doroteo Forte (frate francescano minore, storico e scrittore), Don Pietro Ricci (amico di Padre Pio da Pietrelcina) e a Don Angelo Gentile (salesiano ed educatore conosciuto in tutto il mondo), è assegnato ai rignanesi fino alla quarta generazione che si sono distinti a livello nazionale ed extra-nazionale nei vari campi delle arti, della fede, dello sport e della professione. L'iniziativa quest'anno vedrà premiati ancora una volta quei giornalisti e scrittori che si sono innamorati del piccolo comune garganico, descrivendolo nei loro servizi per radio, tv, giornali e siti internet. Per la prima volta saranno valorizzati anche gli imprenditori locali che hanno avuto il coraggio di scommettere in questa arida fetta del territorio pugliese, in un Sud che può ancora offrire speranze di lavoro e di sviluppo. Nei prossimi giorni l'elenco completo dei premiati, suddivisi per categorie. L'iniziativa, che avrà luogo in paese il 13 agosto 2011 a partire dalle ore 22.30, è organizzata in collaborazione con la Regione Puglia, la Provincia di Foggia ed altri Enti e sodalizi privati locali e regionali, e rientra nell'ambito dei festeggiamenti per il 150° dell'Unità d'Italia.
Ma chi è Raffaele De Lillo?
Pluridecorato sul campo, al suo rientro in paese freddato da vile mano borbonica
Anche Rignano Garganico ha un suo figlio diletto, che combatté e diede la sua vita per lUnità dItalia. Si tratta di Raffaele De Lillo, volontario garibaldino della prima ora, ossia tra quelli che accorsero ad ingrossare le file del Generale allindomani del suo sbarco nel 1860 a Marsala. Ecco i dati salienti della sua biografia, raccolti negli anni 30 dallallora podestà Antonio Cappelli (stimato insegnante originario di San Marco in Lamis) e riportati nel libro Rignano nelle Vicende Storiche della Daunia Antica , edito dal figlio Francesco in quel di Milano nel 1998. Questo glorioso figlio di Rignano, nacque il 15 luglio 1820 da Simone (sindaco del paese nel 1836 ) e da Vincenza Fusco, nella casa paterna in via Piccirilli (strada che avrebbe dovuta essere intestata al nome del predetto garibaldino per interessamento dello Autore . Evento mai concretizzatosi, di cui ancora oggi si ignora il perché n.r.d). Di statura bassa, un po gibboso, ma arguto e vivace dingegno, fece i primi studi in paese alla scuola del dotto prete don Giovanni Danza, passando a completarli in Napoli, dove si laureò in farmacia. Nel 1860, alla notizia dello sbarco di Garibaldi a Marsala, egli fremette di gioia, chiuse la sua farmacia, e corse ad arruolarsi volontario a Foggia nelle file dei garibaldini, assieme ad altri comprovinciali Ignorasi se egli facesse parte dei 693 garibaldini del distretto di Foggia, o dei 324 di quelli di San Severo, oppure dei 281 del distretto di Bovino. Sarebbe interessante precisarlo prendendo visione dei documenti esistenti nellArchivio di Stato della Capitanata; oppure far capo allautore dellarticolo Gli impavidi Garibaldini della Daunia di Benedetto Biagi, apparso sul iornale Popolo Nuovo del 30 maggio 1932, che pubblicò, fra gli altri, il suo ritratto. Dal colonnello Vincenzo Carbonelli, inviato questi da Garibaldi il 1860 a presiedere il Comitato Foggiano, venne aggregato alla Legione dei Cacciatori dellOfanto, comandata da Michele Cesare Ribecchi da Montesantangelo, composta da 100 uomini, tutti giovani scelti e coraggiosi. De Lillo combatté valorosamente al Volturno; prese parte allassedio di Gaeta ed in altre azioni, meritandosi tre medaglie al valore militare, di cui una di bronzo e due dargento. Allorquando la Patria non ebbe più bisogno di loro, ed i garibaldini ritornarono alle proprie case, anche il nostro giovane De Lillo fu ansioso di tornare al paesello nativo, per rivedere la sua adorata mamma, orgoglioso del contributo dato alla causa italiana. Si avviò da San Severo nelle prime ore pomeridiane del 25 marzo 1865 (forse 1861? Ad appurare la data certa della morte dovrebbe provvedere ad horas il Comune!), per poter giungere a piedi in serata, attraversando la boschiva valle della Lama, per limpervia mulattiera di Capodimonte, che da Ovest conduce a Rignano. Questo percorso, per quanto disagevole e faticoso, in mancanza di strada rotabile, veniva correntemente praticato, per la maggiore rapidità, da chi si portava al piano del Tavoliere, a lavorare nelle masserie, o per raggiungere San Severo. Quasi giunto a metà percorso, venne freddato da due colpi di fucile per mano sconosciuta, ma certamente nemica dei Liberali e dei Garibaldini, essendo questi, tra il basso popolo, ingiustamente malvisti, per la propaganda avversa in quellepoca, che veniva fatta dai reazionari borbonici. Veniva così spento ignobilmente e proditoriamente un valoroso figlio di Rignano, che con entusiasmo era corso con tanti altri giovani al richiamo della Patria. La memoria del glorioso nome venne lentamente a cadere nelloblio dei compaesani ed i posteri, immemori, non videro più piantata nel sito dove esalò lultimo respiro, la croce nera ivi posta a ricordo, per il viandante, del suo nome, e del suo sacrificio della vita, per lUnità dItalia. Ed allora perché non si prova oggi a rimediare a siffatta gravissima dimenticanza, cominciando subito dallindividuazione esatta della data di morte delleroe, quindi allintestazione di una strada al suo nome (Via Piccirilli o altra) e, approfittando degli ultimi scorci dellanno corrente pro Unità dItalia, alla celebrazione di una giornata speciale in suo onore, così come hanno fatto i centri vicini e lontani. Per la croce, non occorre alcunché, perché a collocarla ci hanno già pensato i Passionisti nel 1951 (testo e ricerche storiche di Antonio Del Vecchio).
Ma chi è Raffaele De Lillo?
Pluridecorato sul campo, al suo rientro in paese freddato da vile mano borbonica
Anche Rignano Garganico ha un suo figlio diletto, che combatté e diede la sua vita per lUnità dItalia. Si tratta di Raffaele De Lillo, volontario garibaldino della prima ora, ossia tra quelli che accorsero ad ingrossare le file del Generale allindomani del suo sbarco nel 1860 a Marsala. Ecco i dati salienti della sua biografia, raccolti negli anni 30 dallallora podestà Antonio Cappelli (stimato insegnante originario di San Marco in Lamis) e riportati nel libro Rignano nelle Vicende Storiche della Daunia Antica , edito dal figlio Francesco in quel di Milano nel 1998. Questo glorioso figlio di Rignano, nacque il 15 luglio 1820 da Simone (sindaco del paese nel 1836 ) e da Vincenza Fusco, nella casa paterna in via Piccirilli (strada che avrebbe dovuta essere intestata al nome del predetto garibaldino per interessamento dello Autore . Evento mai concretizzatosi, di cui ancora oggi si ignora il perché n.r.d). Di statura bassa, un po gibboso, ma arguto e vivace dingegno, fece i primi studi in paese alla scuola del dotto prete don Giovanni Danza, passando a completarli in Napoli, dove si laureò in farmacia. Nel 1860, alla notizia dello sbarco di Garibaldi a Marsala, egli fremette di gioia, chiuse la sua farmacia, e corse ad arruolarsi volontario a Foggia nelle file dei garibaldini, assieme ad altri comprovinciali Ignorasi se egli facesse parte dei 693 garibaldini del distretto di Foggia, o dei 324 di quelli di San Severo, oppure dei 281 del distretto di Bovino. Sarebbe interessante precisarlo prendendo visione dei documenti esistenti nellArchivio di Stato della Capitanata; oppure far capo allautore dellarticolo Gli impavidi Garibaldini della Daunia di Benedetto Biagi, apparso sul iornale Popolo Nuovo del 30 maggio 1932, che pubblicò, fra gli altri, il suo ritratto. Dal colonnello Vincenzo Carbonelli, inviato questi da Garibaldi il 1860 a presiedere il Comitato Foggiano, venne aggregato alla Legione dei Cacciatori dellOfanto, comandata da Michele Cesare Ribecchi da Montesantangelo, composta da 100 uomini, tutti giovani scelti e coraggiosi. De Lillo combatté valorosamente al Volturno; prese parte allassedio di Gaeta ed in altre azioni, meritandosi tre medaglie al valore militare, di cui una di bronzo e due dargento. Allorquando la Patria non ebbe più bisogno di loro, ed i garibaldini ritornarono alle proprie case, anche il nostro giovane De Lillo fu ansioso di tornare al paesello nativo, per rivedere la sua adorata mamma, orgoglioso del contributo dato alla causa italiana. Si avviò da San Severo nelle prime ore pomeridiane del 25 marzo 1865 (forse 1861? Ad appurare la data certa della morte dovrebbe provvedere ad horas il Comune!), per poter giungere a piedi in serata, attraversando la boschiva valle della Lama, per limpervia mulattiera di Capodimonte, che da Ovest conduce a Rignano. Questo percorso, per quanto disagevole e faticoso, in mancanza di strada rotabile, veniva correntemente praticato, per la maggiore rapidità, da chi si portava al piano del Tavoliere, a lavorare nelle masserie, o per raggiungere San Severo. Quasi giunto a metà percorso, venne freddato da due colpi di fucile per mano sconosciuta, ma certamente nemica dei Liberali e dei Garibaldini, essendo questi, tra il basso popolo, ingiustamente malvisti, per la propaganda avversa in quellepoca, che veniva fatta dai reazionari borbonici. Veniva così spento ignobilmente e proditoriamente un valoroso figlio di Rignano, che con entusiasmo era corso con tanti altri giovani al richiamo della Patria. La memoria del glorioso nome venne lentamente a cadere nelloblio dei compaesani ed i posteri, immemori, non videro più piantata nel sito dove esalò lultimo respiro, la croce nera ivi posta a ricordo, per il viandante, del suo nome, e del suo sacrificio della vita, per lUnità dItalia. Ed allora perché non si prova oggi a rimediare a siffatta gravissima dimenticanza, cominciando subito dallindividuazione esatta della data di morte delleroe, quindi allintestazione di una strada al suo nome (Via Piccirilli o altra) e, approfittando degli ultimi scorci dellanno corrente pro Unità dItalia, alla celebrazione di una giornata speciale in suo onore, così come hanno fatto i centri vicini e lontani. Per la croce, non occorre alcunché, perché a collocarla ci hanno già pensato i Passionisti nel 1951 (testo e ricerche storiche di Antonio Del Vecchio).


