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E’ MORTO UN CAMPIONE DELL’OCULISTICA

Il dottor Michele Penna Caroppi

Chissà perché i grandi se ne vanno sempre in silenzio, senza fare clamore.  E tra questi va segnalato il dottor Michele (Nicola) Penna Caroppi, che per diversi anni è stato il primario dell’ospedale oftalmico “De Nicastri”, un caposcuola dell’oculistica lucerina e interregionale, il tenace difensore dell’autonomia di questo nosocomio che aveva una  un retroterra di qualificazione e di professionalità di alto profilo. Basti dire che qui ha operato il grande chirurgo Francesco Lastaria e qui si sono succeduti primari del calibro di Civetta, Ettore Cavalli e lo stesso Penna Caroppi.  Quest’ultimo ci ha lasciati giorni fa quasi in punta di piedi, conformemente al suo carattere riservato, equilibrato, appassionato solo del suo lavoro e non delle chiacchiere di corsia.  Quando ha preso le redini del “De Nicastri” ( per quelli di un certa età l’ospedale degli occhi di “Santa Lucia”) in tanti pronosticarono la fine progressiva dell’ospedale, perché non era facile immettersi sulla traiettoria della grande tradizione lasciata dai medici prima nominati. E’,invece, don Michele, imperturbabile, quasi anglosassone qual’era dinanzi alle difficoltà, si è messo di buona lena per smentire tutti, per rilanciare l’opera di Cavalli e dei suoi predecessori, mettendo sul campo tutta la sua eccellente professionalità non nota al grande pubblico.  Presto il  De Nicastri” decollò, al punto che a Lucera giungevano pazienti anche dal Molise, anche per interventi di particolari difficoltà, interventi che a quei tempi facevano da battistrada nel settore della chirurgia oculistica.

 Da quel momento l’ospedale ruotò soprattutto attorno alla sua persona ricca di un carisma che fondava le sue radici nell’accoglienza a tutto campo, nell’assistenza piena, nell’ascolto del paziente e nella possibilità di dare a tutti il conforto necessario, specie quando gli interlocutori erano degli squattrinati. Faceva tutto con grande spirito di umiltà, ponendosi sempre allo stesso livello del paziente, perché capiva che il rapporto medico-ammalato deve tenersi su un piano di assoluta parità psicologica e di dignità.   Si segnalò presto per interventi che da noi fecero scuola, anche se la grande stampa non se n’è occupò, pure perché don Michele non amava ostentare i risultati del suo lavoro, convinto com’era che questi devono appartenere alla ordinarietà del professionista, che approfondisce, studia e ricerca.  Dunque, un grande medico, un grande dell’oculistica, un grande uomo. E non c’è esagerazione in queste affermazioni. Chi lo ha conosciuto può tranquillamente testimoniare che stiamo parlando di un di professionista difficilmente reperibile ai nostri giorni, quando basta indossare un abito bianco per determinare subito una linea di incomunicabilità con l’ammalato. 

Spiace che la morte di Penna Caroppi sia passata sotto silenzio,  perché questi campioni della medicina vanno posti all’attenzione delle nuove generazioni quali esempi da imitare, specie in tema di stile comportamentale, deontologico, oltreché di serietà nell’impegno professionale.  Evidentemente si è ancora in tempo per ricordare questa bella figura della medicina lucerina, di un garganico tetragono (era di Poggio Imperiale) che si sentiva adottato pienamente dalla nostra città.  Certo, questo non è il momento migliore per pensare a queste cose in presenza di una possibile chiusura dell’ospedale. Però, è doveroso ricordare al più presto questa figura  per collocarla tra quelle che meglio onorato la nostra città, la medicina  e quel concetto di assistenza solidale che va perdendo progressivamente pezzi per strada.

                                                                                                                      a.d.m.

 
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14 Luglio 2012


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