Sino a qualche mese fa era il superman della finanza nazionale ed anche in Europa passava per uno dei primi della classe. Era riverito e temuto, nel Governo tutti si inchinavano al suo passaggio. Da tanto osannato prima, a tanto maltrattato ora. E’ diventato addirittura il colpevole di tutti in nostri guai, per cui ci manca poco che qualcuno lo condanni alla crocifissione. Si organizzano dibattiti all’interno del PDL per esaminare le cause della caduta del Governo, si vanno facendo i processi a Tremonti, dimenticando che molti dei provvedimenti portati in discussione dal Ministro hanno trovato l’unanime approvazione dei colleghi. C’è da chiedersi a cosa pensavano i suoi vicini di banco quando apponevano le firme e di che si preoccupavano i parlamentari della maggioranza, compreso i tanti che oggi intendono fare i professorini. Se ne sentono davvero di tutti i colori! Addirittura quelli della maggioranza criticano i cosiddetti tagli lineari che Tremonti avrebbe apportato con le sue manovre, dimenticando che devono essere i singoli responsabili dei dicasteri a spalmare le disponibilità in relazione agli impegni da soddisfare. Altrimenti, il Ministro dell’economia dovrebbe valutare le singole poste dei bilanci ministeriali! Ma, questo è il minimo. Addirittura i leghisti non vogliono rilasciare la tessera a Tremonti che definiscono leghista ma non della Lega.
Sono queste le dichiarazioni rese alla stampa dello stesso Ministro Roberto Maroni, che pure sedeva a fianco di Tremonti nella sede del Governo. Eppure, Tremonti era ritenuto l’uomo forte della Lega e consigliere ascoltato di Bossi! Figuriamoci! Ovviamente, con questi atteggiamenti non facciano altro che presentare all’estero la faccia peggiore di noi stessi e prestare il fianco alle facili illazioni che corrono sul nostro conto. Non dobbiamo allora sentirci offesi se Sarkozy e la Merkel fanno la risatina quando viene chiesto loro se siamo affidabili o meno. Certo la crisi globalizzata ha colpito soprattutto gli Stati più deboli e tra questi ci siamo anche noi. Però, un po’ di nostro c’é se la politica economica in questo particolare momento viene ridotta a tarallucci e vino!.


