Le ultime rilevazioni di Bankitalia ci dicono che il sistema bancario è in grave difficoltà , nel senso che le sofferenze derivanti dai crediti divenuti praticamente inesigibili sono cresciute del 40%, passando dai 79,9 miliardi di euro del settembre 2010 ai 102 miliardi dello stesso periodo dell’anno seguente. Più di tutte le altre rilevazioni, le sofferenze bancarie esprimono in maniera inequivocabile la vera condizione dell’economia o,meglio, la sofferenza sociale. Le sofferenze bancarie, infatti, pesano come un macigno sull’economia, soprattutto quando la situazione versa in fase di stagnazione, se non di recessione. Prima di tutto e subito determinano uno situazione di immobilizzo nella finanza e nella liquidità bancaria, perché una massa di crediti (cioè di soldi prestati) ha margini di recupero molto stretti e il più delle volte è classificata nei bilanci tra le poste inesigibili. Questo significa avere a disposizione una minore quantità di risorse disponibili da erogare, dato che, mancando la circolazione e il ritorno delle somme erogate, non si possono ricostituire i margini del plafond creditizio a disposizione. Quindi, quando si parla impropriamente di maggiore appoggio del sistema creditizio all’imprenditoria bisognerebbe tener conto di tale situazione che, paradossalmente, è determinata proprio da una condizione di insolvenza delle aziende. Ma, le sofferenze sono una iattura per le stesse banche. Se bisogna abbattere il conto economico per effetto della svalutazione delle sofferenze, vuol dire che i margini di impiego si riducono notevolmente e conseguentemente anche gli utili, se proprio non spariscono. Quindi niente dividenti, niente occasioni di stimolo per quanti vorrebbero cimentarsi con iniziative (aumento di capitale) che non assicurano una adeguata remunerazione.
La recente grossa operazione di Unicredit è eloquente in questa direzione, dato che l’importante gruppo bancario ha dovuto portare a svalutazione un ingente importo, privando il suo bilancio di quelle condizioni di elasticità e di redditività indispensabili per incoraggiare i tenutari delle sue azioni. Quindi, in questa situazione è un controsenso sperare nella ripresa puntando sull’accompagnamento delle banche, che già per loro conto sono in difficoltà. La ripresa, allora, va incoraggiata attraverso altre forme di intervento dello Stato, come può essere l’alleggerimento della tassazione e la semplificazione delle procedure amministrative. E’ evidente che questa situazione non può che determinare condizioni favorevoli per gli usurai, i quali si sostituiscono alle banche nei momenti in cui ogni margine di intervento si rivela impossibile. E c’è un altro dato da non sottovalutare. Tanti rapporti bancari sono ancora ritenuti attivi per il fatto che in soccorso di queste aziende vi è nascosto qualche intervento non proprio ortodosso del mondo dell’usura. Come dire che potenzialmente vi sono tante altre posizioni in sofferenza drogate da possibili interventi degli usurai. E, difatti, il fenomeno dell’usura è aumentato sinora del 30% in quest’anno, un segnale che di per sé dimostra che il mondo dell’usura è entrato anche nelle stanze del sistema creditizio.


