In giro c’è tanta delusione per come è messa la politica locale. Il centro destra ha fallito, ma neppure il centro sinistra ha ragione di esultare, se la sua ultima esperienza a Palazzo Mozzagrugno di appena un paio di anni fa si è risolta traumaticamente e prima della scadenza elettorale. A destra non vediamo al momento figure carismatiche in grado di guidare coalizioni con autorevolezza e credibilità. Uno c’era e lo hanno fatto fuori: è quel Costantino Dell’Osso a cui la città dovrebbe molta gratitudine per quello che ha fatto da senatore e da uomo di Governo. Nel centro sinistra non vi sono astri nascenti e anche quel poco di nuovo che emerge trova addirittura contrasti all’interno dello stesso territorio mancino della politica. Il riferimento è soprattutto a quel Fabrizio Abate del Pd, a cui si impedisce di praticare quel rinnovamento per il quale è stato chiamato a capo del partito. Se Pasquale Dotoli dovesse mantenere le dimissioni e approcciarsi successivamente nel FLI, come si sostiene in giro, anche a destra ci sarebbe un problema di rappresentatività, come dimostrerebbero le voci che corrono in questi giorni a proposito della discesa in campo di espressioni della cosiddetta sociale civile.
Ma torniamo al tema di partenza. Si registra molta disaffezione verso la politica lucerina per le considerazioni prima svolte. La conseguenza è che in tanti potrebbero astenersi di andare a votare, accrescendo quel grado di astensionismo già rilevante. La gente si chiede: perché dovrei andare a votare se questi signori della politica stravolgono gli impegni elettorali, passano disinvoltamente da una sponda all’altra, si impadroniscono delle sedie per difendere interessi di parte o personali? E se in tanti si proclamano di destra per poi passare alla sinistra e viceversa? Provate a dare torto a quelli che si pongono tali domande! Anche perché, una volta acquisiti i risultati delle elezioni, la politica si allontana dalla gente, fa storia a sé, si muove come portatrice di interessi particolari. Si determina un vuoto pauroso tra la fase preelettorale e quella del dopo, che una volta veniva riempita dall’organizzazione dei partiti, che facevano da cerniera tra cittadini e amministratori.
In questo clima, riteniamo che sia difficilissimo trovare figure della società civile disposte a scendere in campo. Un Pippo Agnusdei, presidente dell’Ordine Forense e altri delle stessa connotazione professionale ( di cui si è parlato nei giorni scorsi) non crediamo, per quel che sappiamo, siano propensi a buttarsi nell’area della politica, che è l’area dell’incoerenza in questo momento, loro che della coerenza hanno una ragione comportamentale. E, allora, a chi assegnare la responsabilità di cambiare le regole morali del gioco? Purtroppo, alla stessa politica, cercando di rinnovarsi dal di dentro, di dare segnali di volersi mettersi davvero al servizio della città. Sperando che i dinosauri facciano un passo indietro, che tornino a fare i semplici cittadini, che abbandonino quelle sedie a cui si sono particolarmente affezionati. Non vi sono altre vie di uscita. Se vogliamo davvero sconfiggere l’assenteismo presente e quello a venire, occorre che il cittadino-elettore acquisisca davvero la consapevolezza di voler cambiare da parte della politica. Altrimenti, reciteremo le solite giaculatorie e la città continuerà ad arretrare.
a.d.m.


